Da Babilonia a San Lorenzo Nuovo

Nell’aspetto di molte città ideali della trattatistica, mutuate dai modelli reali ippodamei e filosofici di Platone, ma anche nella forma di quelle che sono state realizzate (a partire non tanto e non solo dalla torre di Babele, quanto dall’antica Babilonia, e poi da Thurii presso Sibari a Palmanova, da Terra del Sole-Eliopoli a San Lorenzo Nuovo), si riconosce un impianto a simmetria centrale.
 
Contributo di Francesco Scoppola

Nell’aspetto di molte città ideali della trattatistica, mutuate dai modelli reali ippodamei e filosofici di Platone, ma anche nella forma di quelle che sono state realizzate (a partire non tanto e non solo dalla torre di Babele, quanto dall’antica Babilonia, e poi da Thurii presso Sibari a Palmanova, da Terra del Sole-Eliopoli a San Lorenzo Nuovo), si riconosce un impianto a simmetria centrale. Questa scelta probabilmente deriva non solo dal fatto di essere un presidio fortificato da bastioni regolari, quanto da un ideale di giustizia, uguaglianza e armonia, oltre che dalla ricerca di un modello assoluto, non molto dissimile da quello del tempio, che frequentemente nel Rinascimento pure è a pianta centrale, se non addirittura paragonabile in questo all’idea orientale di mandala, intesa come perfezione del disegno e del fare. Non solo i progetti o le descrizioni, anche le vedute di città ideale presentano un edificio al centro a pianta regolare (dal tappeto marmoreo pavimentale attorno alla fontana tra quattro colonne nella Città ideale dell'Anonimo Fiorentino, conservata alla Walters Art Museum di Baltimora, al tempio tondo del dipinto conservato nella Galleria Nazionale delle Marche ad Urbino), ma da qui, proprio dalle architetture dipinte, si può partire per una osservazione che apparentemente contraddice la prima: non vi è completa specularità e le diverse parti corrispondenti non sono identiche. Così pure per Sforzinda-Vigevano, per La Valletta a Malta o per altri innumerevoli progetti almeno parzialmente realizzati. Così anche per la città immaginata da Tommaso Moro, Amauroto, la prima delle 54 città sull’isola di Utopia. Così per la stessa intera isola. La simmetria centrale è insomma disomogenea, corporea e allude con ogni evidenza alle caratteristiche di un organismo molteplice, equilibrato ma articolato. Proprio l’equilibrio, proprio la ruota o il poligono regolare, richiamano quella divina proporzione che conduce alla ricerca dei solidi regolari riassunta nella burla tesa agli scalpellini e ai lapicidi, descritta dal matematico Luca Pacioli. Si potrebbe osservare che altro è la proporzione, altro la simmetria, ma non è così. Risalendo alle origini della trattatistica, alle fonti di urbanistica e architettura, nel trattato vitruviano si trova la coincidenza semantica tra armonia, equilibrio, proporzione e simmetria. Sono numerosi i passi nei quali la simmetria è esplicitamente descritta come insieme nel quale le parti sono commisurate al tutto e alla loro funzione, e non come specularità. Certo il riferimento alle forme naturali e al corpo umano ha favorito anche una ricerca di specularità, ma solo in epoca relativamente recente il termine simmetria assume il significato che ha oggi. Altro aspetto in cui il De Architectura di Vitruvio può soccorrere queste brevissime riflessioni è proprio la descrizione della città: quasi tutte le ricostruzioni rinascimentali del perduto apparato iconografico originale concordano col presentare per la città vitruviana una pianta a simmetria centrale.

Si può affrettatamente concludere che posta com’è tra città terrena e città celeste, la città ideale non può ignorare la natura, come per l’approssimazione classica dell’ellisse mediante una policentrica equilatera o come per le celle delle api, e nemmeno può prescindere dal cosmo e per questo, come le ore del giorno, come i mesi dell’anno, come i segni zodiacali, le costellazioni del transito solare, se non è quadrata od ottagona (a simboleggiare la terra), è solitamente divisa in dodici parti (del cielo), cioè in due archi a tutto sesto.

Francesco Scoppola