Non perdersi di vista

Questo confronto tra Camilleri e Pietronero interpreta bene il format dell’iniziativa dei dialoghi in biblioteca. Esso, infatti, rimanda con evidenza all’idea di fondo della “contaminazione dei saperi” alla ricerca di una qualche ricomposizione di una unità che contemperi la necessità delle specializzazioni con la misura di ogni sapere che non può non confrontarsi con l’uomo e con ciò che questo descrive. Letteratura e scienza, dunque come via virtuosa per una interazione culturale interpretata come base comune dell’intelletualità.

Pur non avendo regole fisse, i “Dialoghi in Biblioteca” sono nati come un tentativo di realizzare, con modalità gradevoli e partecipate, la “mission” della divulgazione della ricerca. In particolare il criterio-guida di questa iniziativa è racchiuso nel concetto di “contaminazione dei saperi” il quale si realizza sia nel confronto tra eminenti personalità di discipline diverse e anche fra loro distanti, ovvero nei confronti tra studiosi di materie fra loro più prossime, ma con diverse appartenenze e punti di vista differenti.

In questo senso il dialogo fra lo scrittore Andrea Camilleri e il fisico Luciano Pietronero incarna la prima tipologia di contaminazione e lo fa nel modo più proprio. Ed è significativo che sia stato lo stesso Camilleri a volerlo, ponendolo quasi come condizione – e comunque come suo motivo di interesse reale – alla partecipazione al confronto del 25 novembre nella Biblioteca “Guglielmo Marconi” della sede centrale del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Una richiesta che l’Ufficio Divulgazione, Relazioni Istituzionali e Urp organizzatore dell’evento con la società “asSAGGI – science bookshop”, ha colto come autorevole conferma dell’intuizione che aveva sostenuto la scelta di questo “format” culturale.

“L’onere della prova” che titola questo dialogo, è anch’essa paradigmatica dell’intera iniziativa, nel senso che chiama i “contendenti” moderati dal fisico e parlamentare Giovanni Bachelet, ad una sorta di dimostrazioni incrociate a sostegno dei loro argomenti di scrittura e di ricerca, richiamate dalla reciproca curiosità dei loro differenti saperi. Essa non è una stravaganza, ma appartiene a un sentimento profondo dell’uomo studioso, qualunque sia la disciplina nella quale egli impegna la sua vita. Tanto più nell’ambito di una modernità caratterizzata sempre di più dalla separazione dei saperi, fino alla drammatica definizione della post-modernità come il tempo della “frantumazione”.

Logico, dunque, e condizione essenziale per qualsiasi “divulgazione”, aprire percorsi di comunicazione e di ricomposizione intellettuale la quale – ed è la scommessa di questa iniziativa – necessariamente postula la “contaminazione dei saperi”. Forse il frutto più facile da cogliere dalla grande pianta del Cnr la cui massa critica è composta da moltissimi differenti settori di ricerca scientifica, ma anche umanistici e sociali. Un desiderio che, se vale ancora rivolgere qualche sguardo al passato, rimanda ad una idea unitaria dell’uomo come fu quella del Rinascimento e dell’Umanesimo dal quale esso nacque. Non una nostalgia di tempi impareggiabili e perduti, ma una speranza intellettuale di fronte alla crisi contemporanea: capirsi di più. Non perdersi di vista.